TCC (Take Care Contemporary), spazio di ricerca artistica e sociale aperto da poco a Pechino e gestito da docenti della CAFA, ha invitato il SSR&D Department a presentare una documentazione dei suoi quindici anni di pratica.
Il comunicato stampa di TCC introduce la mostra con questa nota:
Che cosa succede quando l’arte abbandona la «distanza di sicurezza» della critica e si inserisce direttamente nelle terminazioni nervose del sistema produttivo capitalista, e precisamente dentro una fabbrica a capitale straniero a Pechino? Questa mostra documenta un esperimento lungo quindici anni: un artista entra in un ambiente aziendale come dipendente a tutti gli effetti e condivide con gli operai un tempo «non produttivo».
Poi invita via via altri artisti a interagire costantemente con operai, manager e impiegati. È una redistribuzione dell’ordine del sensibile: soggetti «interpellati» come semplici «lavoratori» si riappropriano a poco a poco del diritto di parlare, di vedere e di creare, attraverso una compagnia condivisa e senza scopo. Qui il meccanismo dell’«interpellazione» viene sottilmente sovvertito: il reparto non è abitato soltanto dai soggetti produttivi convocati dal capitale; contiene anche fessure aperte in silenzio dalla pratica artistica. È una forma di attrito reale, molto più di una semplice utopia. La mostra testimonia come una «sensibilità sociale» che rifiuta di farsi cooptare riesca a resistere, con notevole tenacia, in un mondo governato dal primato dell’efficienza.