Da febbraio Anouk Daguin si è presentata con una serie di conversazioni informali in tutta la fabbrica. Poi ha cominciato a proporre laboratori brevi e flessibili, che si spostavano tra i reparti. Il suo modo di unire spontaneità e comunicazione molto curata si coglie meglio nel messaggio che ha condiviso con il personale, con parole sue:
«Ciao a tutti, da inizio febbraio giro per l’azienda alla ricerca dei vostri legami con l’industria. Probabilmente mi avete già incrociata, o forse avete risposto a qualche mia domanda sul vostro arrivo in azienda o sui vostri lavori precedenti. In questo periodo, il lunedì e il martedì, propongo brevi laboratori ispirati a quello che ho raccolto. Sono laboratori spontanei, da 2 a 30 minuti. Sarò anche alla sede centrale, seduta vicino alla macchinetta del caffè dalle 15 in poi, così potete venire a fare qualche piccolo progetto durante la pausa.»
Il 5 maggio 2026 ha chiuso la residenza a Gonesse con una presentazione delle conversazioni e delle storie di vita condivise nate dai suoi strumenti artistici per l’incontro:
Acquerelli collettivi sono diventati i motivi di un puzzle.
Una raccolta di piccoli pezzi è diventata un gioco a incastro chiamato Impezzo.
Le carte-ritratto Output Shaft invitavano i colleghi a indovinarsi a vicenda e, così, a scoprire qualcosa di sé.
Strofinacci e fazzoletti sono stati ricamati con frasi degli operai.
Questa esperienza immersiva di scambio e co-creazione si è intrecciata con delicatezza alla storia della sua famiglia nelle acciaierie di Imphy, in particolare alla carriera del padre in fabbrica e al suo impegno nel sindacato.
Anouk Daguin ha un dottorato in arte e scienze e lavora con persone che non si definiscono artiste. Crea situazioni di incontro all’incrocio tra botanica, scienze umane e scienze sociali, da cui emergono storie di vita. Il suo metodo si basa sull’osservazione e sullo scambio informale come modi per capire i legami che ciascuno stringe con il proprio ambiente. Durante la residenza nel dipartimento Social Sensibility ha esplorato gli archivi e i legami affettivi che uniscono gli operai alla loro industria, in dialogo con la propria storia familiare.